Fauna e geologia: l’erosione a grappolo da Cornu Mazzullii

Foto e testi ©Mimmo Valenti
Foto di copertina ©Giorgio De Simone
Gruppo Escursionismo WWF Sicilia Nord Occidentale

Cornu Mazzulii, Monte Pellegrino

 

“Viri chi dannu ca fannu i babbaluci, ca cu li corna ammuttano i balati”

 

Tra le rupi delle alture della Sicilia nord occidentale si possono notare grappoli di fori circolari più o meno profondi. E’ il risultato dell’azione di una chiocciola endemica siciliana, il Cornu Mazzullii (Erctella mazzullii).

È una chiocciola lunga 3-5 cm, con conchiglia a spira panciuta ed angolo apicale retto. L’area di distribuzione molto limitata (Monte Cofano, Monte Gallo e Monte Pellegrino), la raccolta indiscriminata e gli incendi hanno reso questa specie a forte rischio di estinzione.

LISTA ROSSA IUCN ⇓

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Nei giorni umidi e piovosi o di notte, le chiocciole sono in movimento sul terreno alla ricerca dei vegetali di cui si nutrono, mentre nelle giornate asciutte si rifugiano tra le pietre o sui tronchi degli alberi. Il rifugio del Cornu Mazzullii è particolare perché costituito da una serie di fori a grappolo, scavati nella roccia, di diverso diametro e profondità.

Questo mollusco, quando si ripara negli anfratti della roccia, ha la peculiarità di secernere una bava acida di colore giallo-verdiccio, quasi fluorescente. La funzione di questa bava è quella di creare, all’interno del riparo, un ambiente umido, protetto dall’esterno dallo stesso guscio che aderisce ermeticamente al fondo del foro. In questo particolare ambiente si sviluppa una alga verde (Chlorophyta=“lippo”) di cui la lumaca si nutre.

Calcarenite forata con fossili di Rudiste. Monte Pellegrino, Palermo

L’ambiente acido favorisce a sua volta lo scioglimento di un sottile strato di calcare in carbonato di calcio. Per alimentarsi la lumaca asporta con la radula, la sua lingua munita di tanti denti microscopici con cui grattugia il cibo prima di ingoiarlo, uno strato di alga e con essa anche uno strato di carbonato di calcio, levigando il fondo del foro ed aumentandone progressivamente la profondità.

Monte Cofano, Trapani

Negli anni, forse centinaia o migliaia, il foro tende ad essere sempre più grande e profondo. La vicinanza e la numerosità dei fori, nonché la progressiva frantumazione delle pareti tra i fori, hanno creato nelle rocce zone di profonda erosione. Le erosioni più antiche hanno formato nelle rocce vistosi fori passanti, poi abrasi dall’erosione delle acque piovane, senza lasciare traccia degli originari fori a grappolo.

I fori sono utilizzati come riparo anche da altre specie di chiocciole, ma è solo il Cornu Mazzullii ad averli creati.

Se si osservano con attenzione la successione di queste erosioni sulla roccia, si può notare che hanno un fattore comune. Sono prevalentemente esposte a sud.

La roccia esposta a sud è illuminata dai raggi solari ed ha una temperatura superficiale superiore rispetto alle altre esposizioni anche di diversi gradi, favorendo così lo sviluppo dell’alga, nutriente del Cornu Mazzullii.


⇓ DOCUMENTI IN RETE ⇓

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