Monte Pellegrino d’inverno: una riserva di pace e natura che non ti aspetti

E’ la nostra montagna, la montagna dei palermitani, ma sembra un luogo lontano, quasi mistico, e in effetti per alcuni aspetti lo è.

Per “salire” a Monte Pellegrino una volta c’erano due strade che la cingevano a occidente, oggi ne è rimasta solo una, la Via Bonanno, mentre la Via Ercta che da Mondello Valdesi sale al Santuario di Santa Rosalia è chiusa da anni e sinceramente cari amici spero e mi auguro da ambientalista che così rimanga.

Avere infatti un polmone verde, quasi selvaggio (in alcuni punti lo è veramente) a pochi chilometri dal centro cittadino, rende questa riserva unica in contesti di grandi città europee.

In molti non sanno che Palermo, pur con tutti i problemi, è una città al cui interno dei suoi confini ospita integralmente ben 4 riserve, oltre a Monte Pellegrino, anche Monte Gallo, Grotta Conza e Grotta Molara. Se poi aggiungiamo che la città è cinta da alte vette di oltre 1000 mt, di cui alcune protette sempre come riserve e demani forestali, siamo di fronte a pochissimi casi, in Italia forse l’unico e ripeto per le grandi città e in pochi altri al mondo. 

Fatta questa premessa per me fare escursioni su Monte Pellegrino è sempre stato emozionante e sempre lo sarà non solo perchè c’è lì tutta la storia geologica e antropologica della città.

Oggi è il 13 gennaio del 2026 e mi sveglio presto, giornata fredda e limpida, cielo terso, è una settimana che per il maltempo non riesco a fare escursioni e alle 7:15 sono già alla Favorita e faccio le prime curve per salire dalla Via Bonanno.

Mi fermo al primo slargo dove c’è un punto panoramico tra Primo Pizzo e Pizzo Grattarola con delle panche in pietra molto belle. Sono le 7:30 e fuori ci sono 5 gradi, parcheggio l’auto perchè voglio da qui percorrere un breve tratto della “Scala Nuova“, un percorso lastricato noto ai pellegrini che la percorrono tutta a partire dalle falde fin su al Santuario.

Salendo incontro il bivio per Pizzo Volo dell’Aquila, un sentiero che si affaccia su tutta la costa nord verso oriente. 

Il sole sta uscendo adesso dall’orizzonte a Est proprio sopra la sagoma dell’Etna a sinistra delle Madonie… oggi si vede tutto… Le Isole Eolie, in particolare Alicudi, Filicudi e Salina… la costa siciliana forse fino a Capo Milazzo, quindi la punta più a nord dell’isola… e poi mi stupisce la sagoma del Capo Zafferano… come scolpita da uno scultore impressionista dove la natura qui detta la sua impronta inimitabile, dove il Monte Catalfano sembra stato spezzato, tranciato nella sua ultima propaggine da un colpo netto e deciso di scalpello !

Le Madonie innevate fino a quasi metà della loro altezza e tutta la città sotto di me. Mi immagino come doveva sentirsi il primo “cementificatore” ante litteram di Palermo, Michele Utveggio che costruì quello che oggi è chiamato Castello Utveggio… oggi scherzosamente potremmo dire “u patruni ru pastificiu” ! Ma erano gli anni dell’Art Nouveau, lo stile Liberty palermitano, gli anni d’oro dei Florio, i veri re della città. Poi solo un declino inesorabile fino ad oggi. 

Sono solo, cerco di fare meno rumore possibile per ascoltare la natura intorno… ombre curiose saltano di cespuglio  in cespuglio, nelle cime degli alberi i “padroni” dei cieli si cominciano a far notare… alcuni con circospezione come i Picchi che ti scrutano con un occhio attaccati in perpendicolare al tronco del pino magari secco ma pieno di fonte alimentare per lui. 

Più spudorate le Cornacchie grigie che si appostano nelle cime dei cipressi più alti e, come sentinelle, ti guardano dall’alto per capire i tuoi movimenti per poi segnalare la tua presenza agli abitanti del posto gracchiando come solo loro sanno fare ! 

Ogni volta che vado osservo la natura e i paesaggi in maniera diversa e nuova, mi accorgo che la natura cambia, come noi, col passare degli anni, a volte collassa, altre volte si riprende, e ti affascina, ti stupisce. Da Pizzo Volo dell’Aquila, dove mi perdo tra i resti della batteria antiaerea, torno un po’ indietro e, al bivio, prendo il sentiero per Pizzo Monaco.

Dopo poche centinaia di metri, guardandomi intorno per godermi la natura, scorgo davanti a me un gruppo di alberi secchi, dotati solo dell’alto fusto che terminano praticamente tronchi perchè spezzati. Sopra uno di essi una sagoma strana: col binocolo, mimetizzandomi tra i cespugli di Euforbia arborea, inquadro una scena non comune: una Poiana che dall’alto del tronco sovrintende il suo territorio ! Lo domina. Muovendomi a rallentatore impugno la mia fotocamera e, con lo zoom, la inquadro. Sto lì un po’ ad armeggiare, lei rimane immobile a scrutare il suo territorio… sente qualcosa, dalle inquadrature si capisce che mi ha già individuato ma sta lì, come a dire… non mi fai paura.

Dopo aver fatto qualche scatto decido di farmi vedere… e mi avvicino, sono a qualche decina di metri dal tronco… non si muove… a questo punto sfrutto l’occasione. Punto la macchina su di lei, comincio a scattare a raffica finché si decide di farmi il regalo che aspettavo… si leva in volo… la fotocamera fa quel che può… ma la sequenza è davvero bella, mi soddisfa. Grazie a te Miss Poiana ! 

Dopo pochi passi arrivo a Piano delle Mandorle mi affaccio verso il costone sottostante: a destra lo strapiombante Pizzo Volo dell’Aquila e sotto, davanti al mare, si osserva il cimitero monumentale più grande di Palermo, quello dei “Rotoli”. Certo visto da qui non è male godersi l’eternità in questo luogo ! 

Riprendo il cammino verso l’altro bivio col sentiero di Pizzo Monaco, si sale gradatamente verso la vetta di Monte Pellegrino e quando comincio a scorgere le torri delle antenne vengo attratto dal gracchiare della colonia stanziale di Corvi imperiali (Corvus corax), gli uccelli più intelligenti del pianeta, che dominano queste vette, staccandosi a ben oltre i 600 m di altezza della cima e salendo su fino a diventare puntini neri per poi sconvolgerti con acrobazie mozzafiato, con voli spettacolari, picchiate, cadute libere fin quasi a toccare il suolo per poi in cabrata risalire a razzo verso il cielo, alcune volte questo lo fanno in coppia… all’unisono ! Che bellezza ! 

Sceso dal versante nord verso Pizzo Monaco mi affaccio al punto panoramico qui presente per consumare la mia arancia che fa da ricarica di zuccheri e mi accorgo che la panca è già presa da un ospite che si scalda al sole e che stento a riconoscere, poi farà di meglio iNaturalist quando sono rientrato a casa per capire di che essere si tratta… Sembra sia il bruco di un Pratino o Amata phegea… in questa veste per me irriconoscibile perchè da farfalla è un tipino molto particolare !

Sceso sulla strada che va verso il parcheggio mi immetto sul sentiero di Costa Finocchiaro che farò tutto, prima a visitare l’Abisso della Grotta Perciata, enorme pozzo verticale, con pareti a picco, che si apre da una spaccatura nord-sud, scendendo a profondità notevoli, rendendolo uno dei più belli dal punto di vista speleologico, e poi, costeggiando il costose che strapiomba sull’Addaura, sostando nel famoso punto panoramico che offre una vista su Mondello unica.

Rientrando verso il Gorgo di Santa Rosalia prima faccio una puntatina all’altro punto panoramico tra Colle d’Addaura e Pizzo di Gorgo Rosso. Qui segni evidenti di orme e di scavo da parte di piccoli cinghiali selvatici e una gabbia per catturarli mi fa pensare che la popolazione sia sotto controllo. Non li temo perchè comportandosi bene in montagna è poco probabile di incontrarli, soprattutto in piena giornata.

Per questo e tanti altri motivi è bene sempre rivolgersi ad una guida ambientale certificata per farsi accompagnare non solo per scoprire punti altrimenti inaccessibili ma soprattutto per stare sempre in sicurezza.

Il Gorgo di Santa Rosalia pone fine al sentiero naturale, lo stesso ha un po’ d’acqua. Questo stagno temporaneo consente ad una specie di anfibi, il Discoglosso dipinto, di riprodursi annualmente e di dare vita a uno spettacolo notturno tra i pochi presenti in questi habitat così antropizzati a cui si può assistere tra qualche settimana quando usciranno dallo stagno per invadere tutte le zone umide antistanti per il periodo di accoppiamento… 

Un panino consumato vicino la Grotta Santa anticipa il mio rientro all’auto percorrendo l’ultimo tratto del sentiero iniziale ovvero la Scala Nuova in discesa.

Qui un Gheppio mi da l’arrivederci, un altro miracolo della natura che ogni volta mi emoziona con il suo volo a Spirito Santo… si ferma in aria… come sospeso, individua la preda con la sua vista aguzza e precisa e poi giù in picchiata su di essa per afferrarla con i suoi artigli micidiali. 


Un bel percorso di poco oltre 14 km con un dislivello totale tra salite e discese di circa 1300 m per una durata di 6 ore e mezza. Si può fare in qualsiasi periodo dell’anno.

Per chi vuole approfondire in materia di osservazioni naturalistiche può visitare la mia pagina su iNaturalist e consultare alcune delle specie che ho censito durante questa bellissima giornata d’inverno alla Riserva di Monte Pellegrino:  https://www.inaturalist.org


Se volete che vi faccia da guida per questa o altre esperienze contattatemi o prenotate tramite Get Your Guide visitando questa pagina: 

GetYourGuide | Sicily Hiking


 

 

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