La fossa della principessa, la neviera quasi perenne delle Madonie

Il Parco Regionale delle Madonie riserva sorprese e incantevoli paesaggi. 

L’altopiano centrale dominato dalla vetta più alta di Sicilia (dopo l’Etna), il Pizzo Carbonara con i suoi 1979 m slm, emerge da un complesso montuoso che fu l’antesignano di tutta quella piattaforma primordiale della cosiddetta Unità Tettonica Panormide formatasi oltre 200 milioni di anni con la deriva dei continenti e lo scontro tra la placca africana e quella eurasiatica, questi antichi fondali oceanici e le loro scogliere fossili si sono sollevati, accartocciati e stratificati. È proprio questo processo millenario ad aver dato vita alle rocce calcaree. 

La sua conformazione geologica carbonatica è interessata da sempre dalla erosione dalle acque, dalle nevi e dai ghiacci che con il lavorio di millenni di modellazione hanno formato doline e inghiottitoi.

Uno di questi siti è appunto la cosiddetta Fossa della Principessa che prende il nome dai Piani della Principessa e dalla vasta dorsale, altopiano carsico, del massiccio del Carbonara.

L’escursione non è delle più semplici, anche se relativamente breve, il primo tratto può definirsi come difficoltà media, il fuori sentiero per arrivare alla fossa è sicuramente impegnativo. Ragion per cui se non esperti, preparati e opportunamente equipaggiati sarebbe opportuno non avventurarsi ed è comunque indispensabile rivolgersi ad una Guida Ambientale Escursionistica che conosce i luoghi. Inoltre la guida potrà spiegare gli habitat visitati e descrivere i paesaggi, la flora e la fauna presente.

Fatta questa premessa andiamo alla descrizione dell’escursione che è possibile svolgere durante una giornata climaticamente tranquilla anche se arriveremo a quasi 1900 m slm quindi le condizioni meteo a queste altezze possono cambiare repentinamente. Il periodo migliore è il mese di giugno.

La traccia del sentiero sia andata che ritorno su Google Earth

Per iniziare il sentiero arriviamo a Piano Battaglia e saliamo per la Battaglietta dove nell’ampio parcheggio lasciamo le auto.

Il primo sentiero che dobbiamo affrontare è quello che dalla Battaglietta va verso Pizzo Carbonara, il codice del sentiero è 551 (SCARICA IL PDF). Si parte da circa 1625 m. slm e si comincia a percorrere il sentiero che si inerpica gradatamente per circa 1, 4 km iniziando con la stupenda dolina della battaglietta, con il suo straordinario inghiottitoio. E’ un pianoro ricco di biodiversità dove potremo osservare gli endemismi tipici della flora mediterranea di queste altezze, come il Basilisco. Lo attraversiamo tutto e saliamo fino al primo bivio che prenderemo a destra lasciando a sinistra la salita per il Carbonara.

Al bivio dovremmo incontrare la tabella che ci indica il sentiero 552 (SCARICA IL PDF)  per Piano Sempria e lo imbocchiamo proseguendo tra faggete d’alta quota alternate a doline e al loro interno i relativi inghiottitoi. La prima che incontriamo, bellissima e suggestiva, è la Dolina Zottafonda, la attraversiamo tutta e saliamo il ripido pendio frontaliero. Qui il sentiero non è tracciato quindi bisogna stare attenti a non perdersi nel bosco di Faggi, che qui hanno un aspetto a dir poco spettacolare.

Siamo a 1740 slm di quota e continueremo a salire progressivamente per altri 750 metri circa fino a quota 1800 dove lasciamo il sentiero per Piano Sempria e stiamo attenti al bivio con un sentiero naturale a sinistra che imboccheremo per l’ultimo tratto di percorso che ci porterà alla dolina chiamata Fossa della Principessa. Questo ultimo tratto su fondo pietroso è il più panoramico del percorso. Si alternano vedute di tutte le cime più alte delle Madonie e dell’Etna.

La pietraia è dominante a questa quota e saliremo per circa 900 metri fino a quota 1870 circa dove incontreremo una zona boscata a faggeta con una dolina molto profonda il cui accesso è un po’ nascosto dalla boscaglia. Questa zona durante l’inverno è sede di nevicate consistenti anche se negli ultimi anni sempre meno frequenti.

Al suo interno fino a luglio è presente un accumulo di ghiaccio che crea un microclima tale da rallentare lo scioglimento. Alcune volte il ghiaccio resiste per tutta l’estate. 

Qui occorre prestare attenzione in quanto la discesa alla fossa è impervio e occorre calarsi in sicurezza con una buona corda di almeno 20 mt ancorata al tronco di un faggio limitrofo all’inghiottitoio.

E’ usanza che molti escursionisti qui provvedono a trasformare il ghiaccio in granita con gli ingredienti portati da casa. 

In questa zona sono presenti altre doline molto suggestive ma bisogna essere prudenti nel percorrerle e visitarle. 

Il ritorno, dallo stesso percorso, si effettua in minor tempo ma richiede maggiore attenzione perchè in discesa le zone pietrose sono più insidiose. Durante la pioggia e la nebbia può essere molto scivoloso e nelle doline molto fangoso. 

Dati tecnici: lunghezza totale del percorso a/r: 6 km circa, a bastone; Guadagno / Perdita: 350 m /350 m; Tipo suolo: Sentieri naturali, Roccette; Tempi percorrenza: 6 ore circa con soste; Difficoltà: M/EE – EE per tratto finale di roccette di 500 m. circa.


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Foto e Testi: ©Giorgio De Simone

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