Grazie a un progetto di educazione ambientale dovrò portare alcune classi delle scuole di Bagheria sul Monte Catalfano in marzo.
Conosco come le mie tasche questo pietrone di oltre 350 metri di altezza tra la piana di Bagheria e l’incredibile costa di Mongerbino che termina con il Capo Zafferano anzi, per precisione, con l’Isolotto chiamato il Cappello di Napoleone per la sua caratteristica forma.
Questo pietrone, come lo chiamo io, ha ospitato una delle più grandi civiltà di sempre infatti, su una delle sue cime, si erge una delle più antiche città e civiltà dell’intero mediterraneo: la elima Solunto. Oggi il parco archeologico è uno dei più visitati e apprezzati della Sicilia Occidentale.
Nonostante la mia trentennale conoscenza dei luoghi il dovere di Guida Ambientale Escursionistica mi impone di fare sempre un sopralluogo preventivo per ragioni di sicurezza e fattibilità dei percorsi in base alle capacità dei camminatori che dovrò portarci, in questo caso dei ragazzi.
Oggi è il 15 gennaio 2026, la giornata è bella, anche tiepida, rispetto a due giorni fa è raddoppiata la temperatura, e quindi approfitto di questa mezza giornata libera che ho per verificare il percorso da far fare ai ragazzi e ai relativi insegnanti.

Arrivare qui passando da Bagheria è un’impresa per il terrificante traffico cittadino e quindi preferisco uscire a Casteldaccia e percorrere la SS113 fino a Santa Flavia, si passa il bivio per Solunto, quindi verso Porticello e Sant’Elia, e poi la litoranea mi porta verso Capo Zafferano, che supero, e, prima di Capo Mongerbino, in località Ippocampo, c’è un ingresso pedonale del Parco di Monte Catalfano.
Il Parco è del Comune di Bagheria ed è gestito in collaborazione al Dipartimento dello sviluppo rurale e territoriale della Regione Siciliana. Monte Catalfano è uno dei luoghi più interessanti per fare escursionismo naturalistico nella Sicilia Occidentale. E’ un luogo a dir poco favoloso. Il mare e le rocce fanno da quinta a una natura selvaggia e resiliente.
Qui gli incendi provocati dall’uomo forgiano il paesaggio, cercando di deturparlo, ma la natura è più forte e ogni volta sa riprendersi e diventare anche più bella di prima… come per dire… caro Homo “sapiens”… tu muori… io no ! E come non essere d’accordo con Madre Natura !
Il percorso che scelgo di solito per fare stupire, non solo i ragazzi, è il SENTIERO DELLE ORCHIDEE un breve percorso ma intenso che unisce paesaggio, storia, cultura, natura e… bellezza !
Partendo da quota 40 m slm si sale gradatamente prima su pochi metri di asfalto, poi su sentiero naturale un po’ scosceso e infine su una mulattiera stretta ma sicura dove è stata passata una vecchia tubazione per l’irrigazione, oggi in disuso. Il sentiero sale sinuoso tra la macchia mediterranea di euforbie, asparagi, cisti con pini d’aleppo, querce ed eucalipti.
Subito si incontra una specie endemica di questo luogo, ovvero la Quercia soluntina (Quercus x soluntina) un intreccio naturale tra il Leccio e la Quercia spinosa. E’ di un verde inimitabile… la foglia è coriacea, con le spine tutt’intorno.
Siamo a gennaio, le orchidee selvatiche usciranno fra un mese circa e abbelliranno i sentieri fino a maggio, ma dipende molto dal clima… di sicuro la prima è già arrivata, è la Barlia robertiana, una orchidea possente, alta piena di infiorescenze dalle sembianze di vestiti di dame del settecento !
La bellezza è nella natura… l’uomo l’ha solo imitata… e pure malamente !


Il percorso, che si affaccia sulla costa sottostante dove un mare oggi calmissimo di un azzurro indaco e a tratti verde scuro mi suggerisce che sui fondali si aggrappa la prateria di Posidonia oceanica, rinnova l’anima di chi lo percorre osservando cotanta bellezza.
Cinguettii diversi accompagnano il mio passo, ti senti osservato da piccoli occhi che tra i cespugli cercano di non farsi notare ma poi quando si è a pochi passi escono allo scoperto per allontanarsi come proiettili. Sono decine di colombacci, codirossi, fanelli e verzellini che “abitano” qui tra queste rocce calcaree e la macchia a gariga costiera.
Più in alto si ascolta il forte pigolare tipico dei pulli affamati di Poiana che richiamano i genitori per la colazione mattutina. La giocosa Ghiandaia, guardiana dei luoghi, strilla da chissà dove avvisando i condòmini che sta arrivando un “estraneo” !

Sono solo e approfitto per ritornare in un luogo molto particolare, la Grotta dell’Eremita.
Posta sotto il costone nord più erto del sentiero, la grotta è immersa e celata in un giardino privato a cui si accede dall’alto con un sentiero molto difficile e impervio. Non è il caso di portare i ragazzi qui e forse neppure escursionisti impreparati. La grotta è sempre più bella proprio perchè sempre più inaccessibile e questo nel bene e nel male la mantiene ancora integra. Purtroppo la nostra società non consente di fruire di queste bellezze naturali nel rispetto delle stesse e allora come ambientalista spero che questi luoghi rimangano inaccessibili ai più per preservarli in attesa che le future generazioni possano trovare modi migliori per conservarli e fruirli.
Ritorno al sentiero principale, la salita è molto più agevole della discesa alla grotta, non per nulla un vecchio detto siciliano dice: “a scinniri tutti i Santi aiutanu” proprio perchè le discese sono sempre più “pericolose” delle salite per chi le percorre a piedi.
Al primo bivio salgo per il SENTIERO DELLE GROTTE questo sicuramente più agevole per i ragazzi che potranno osservare oltre alle decine di specie di orchidee anche gli aspetti geologici di queste pareti che, una volta, centinaia di milioni di anni fa, erano grotte sottomarine, scavate dalla potenza del mare in tempesta.
Sulle grotte si aggrappa una delle più belle infiorescenze della nostra macchia a gariga costiera, l’Iberis semperflorens, le cui infiorescenze partono proprio in inverno per protrarsi a tutta la primavera.

Giunti proprio sotto questo costone a semicerchio che viene chiamato la Vignazza si aprono le grotte più accessibili, facile l’ingresso alla Grotta del Pellegrino.
Durante il percorso brilla tra le rocce il blu intenso, quasi violaceo dell’erba perla mediterranea scientificamente conosciuta come Glandora rosmarinifolia, anche lei è una pianta che fa parte della flora endemica siciliana e vive in queste rupi da epoche geologiche remote.

Per non parlare delle immense distese di Erica multiflora che abbellisce con i suoi minuscoli fiorellini i sentieri.

Per chi vuole approfondire l’argomento può consultare la pagina di iNaturalist dove carico tutte le mie osservazioni naturalistiche: https://www.inaturalist.org
Invito anche a scaricare questo bel volume che riguarda la Flora Vascolare di Monte Catalfano ricco di informazioni sia per chi è un amante della natura o anche per chi la studia: FLORA VASCOLARE DI MONTE CATALFANO
Continuo la passeggiata incrociando una grotta verticale che si apre su questo sentiero: è uno dei tanti “zubbi” presenti, formazioni carsiche formatisi dall’erosione di milioni di anni di percolamento delle acque superficiali verso le profondità della montagna. Al suo interno si formano colonnati di stalattiti e stalagmiti dalla incomparabile bellezza. Si può vedere dall’alto… mai avventurarsi all’interno di ipogei senza guide speleologiche addette a tale scopo.
Come fauna (foto qui sopra), a parte la sfuggevole avifauna, descritta prima e con la ovvia presenza del Gabbiano reale mediterraneo che sulla vicina rocca di Capo Zafferano ha una colonia importante, ho osservato una bella farfalla della specie Megera qui di casa e per la prima volta nella mia vita un bell’insetto “mimetico” come pochi, iNaturalist mi suggerisce che si tratta di una Acrida Mediterranea, bellissima… incredibilmente mimetizzata su un Pino d’Aleppo da dove ha imitato colore e posizione, se lo sguardo non mi cadeva su un piccolo movimento che ha fatto non l’avrei visualizzata. Poi si è pietrificata… immobile… appena ho fatto due passi si è levata in volo con una grazia e leggerezza mai osservate in altri insetti simili.
In definitiva ho fatto quasi 5 km di percorso, con poco dislivello, sentieri misti per camminare “come in un bosco…”, per i ragazzi saranno momenti intensi e ricchi di contenuti. Parlerò con loro di ambiente, di rispetto per le specie diverse dall’uomo, degli esseri viventi, piante e animali che non ci accorgiamo essere come e meglio dell’uomo per tanti aspetti che di solito non consideriamo. Il fine è semplice: cercare di costruire un mondo in cui le persone possano vivere in armonia con la natura !
Anche questo è un compito di una Guida Escursionistica Ambientale. Buone passeggiate e se vi occorrono altre informazioni resto a disposizione !

Monte Catalfano 376 m slm, illuminato dalla nostra stella e a destra le alte vette della vicina Riserva di Pizzo Cane






