Era da tempo che volevo tornarci e finalmente un sabato invernale, dal meteo incerto, in cui era impossibile effettuare escursioni organizzate per una questione di sicurezza, insieme agli amici del WWF, abbiamo deciso di ritornare in uno dei luoghi più belli, dal punto di vista paesaggistico e naturalistico, di tutta la costa della Sicilia Nord Occidentale.
Quello che più affascina di Capo Zafferano è la sua forma… un grande roccione carbonatico affacciato sul Tirreno con l’iconico isolotto che chiude, con grande fascino, il Golfo di Palermo che inizia a Punta Priola sotto Monte Pellegrino e termina proprio con la falesia di Capo Zafferano, che da il via al ben più esteso Golfo di Termini Imerese.

La vista più bella di questo stretto promontorio si ha proprio da Monte Pellegrino, quando, nelle giornate invernali (vedi sotto), la sagoma di Monte Catalfano sembra come tranciata di netto per poi proseguire sul mare proprio con Capo Zafferano e il suo isolotto, chiamato dai locali, il cappello di Napoleone, per l’evidente tipica forma.

L’isolotto invece è visibile oltre che da varie angolature dalla cima di Capo Zafferano dove, facendo estrema attenzione, si riesce a scorgere anche la struttura del faro, oggi abbandonato, ultimo presidio della presenza dell’uomo in questo luogo così antropizzato e così selvaggio nello stesso tempo.


Invece chi si affaccia dal punto trigonometrico di Monte Catalfano avrà una visione più ristretta ma non per questo meno suggestiva di tutto il Capo compresa l’immane cementificazione che è avvenuta degli anni 70 del secolo scorso (vedi qui sotto).

Capo Zafferano visto da Monte Catalfano
I due rilievi sono, più che montagne, delle basse colline ma l’impressione è di ambienti veramente unici. Non per nulla fanno parte, sia Monte Catalfano che Capo Zafferano alla rete Natura 2000 come Siti di Importanza Comunitaria (SIC) in particolare codificati come ITA020019 “Rupi di Monte Catalfano e Capo Zafferano”. Il motivo è semplice ma di estrema importanza: questi luoghi conservano ben 43 specie forestali protette di cui 31 addirittura endemiche, e un po’ di questo voglio parlarvi perchè andare in escursione non è solo fare belle e rilassanti passeggiate anche se, in questo caso, percorrendo difficili, erti e impervi sentieri, è anche osservare, conoscere, approfondire e quindi tutelare e preservare questi straordinari lembi di natura selvaggia.
Senza conoscenza non c’è tutela… non si può attraverso uno schermo rendersi conto della realtà, bisogna viverla.
Già conosco questi luoghi da tanto tempo ma ogni volta che li percorro è sempre una novità, non è che sono rimbecillito ma è proprio così, la natura sa sorprenderti sempre, soprattutto quando gli stessi luoghi li percorri in diversi periodi dell’anno… ogni mese è diverso, ogni stagione può offrire paesaggi, visioni e conoscenze nuove. L’escursionismo è bello per questo, far nascere e crescere l’amore per luoghi unici in cui abbiamo la fortuna di vivere nel nostro, unico e straordinario pianeta !
Ma parliamo del sentiero.
Punto di partenza ed arrivo si trova sulla strada costiera tra Sant’Elia e Aspra in località “Le tre piscine”, la lunghezza del percorso di andata e ritorno è 2 km circa per un dislivello di 250 m circa partendo quasi a livello del mare si arriva a 226 m slm circa del punto più alto di Capo Zafferano che è identificato nella torretta di guardia qui presente da centinaia di anni.

Il sentiero costiero iniziale sulle Tre Piscine
Lasciata l’auto si scende ripidamente dalle scale in cemento verso le rocce e poi un sentiero in mezzo alla gariga costiera ci porta ad uno slargo tra i villini con un unico sentiero stretto, una lingua di demanio, porta verso l’alto.
Dalla straordinaria guida che mi è stata regalata dal suo autore Giovanni Puleo si legge:
“La torre di guardia di Capo Zafferano è stata accessibile e quindi frequentata dall’uomo per secoli. Attualmente rimane ancora leggibile un ripido percorso che permette di raggiungere questo spettacolare punto panoramico sul Golfo di Palermo. Esso inizialmente appare solo come una traccia nascosta dalla vegetazione spontanea per poi divenire una mulattiera con muretti di contenimento danneggiata nel tempo da crolli ed erosioni. Un tratto particolarmente suggestivo conserva ancora una sorta di ponte ad arco in muratura di particolare suggestione. Nel complesso il percorso rimane però poco fruibile e pericoloso per cui sconsigliamo per motivi di sicurezza di affrontare questa ascesa breve ma intensa di emozioni. Sarebbe auspicabile un recupero ed una messa in sicurezza dell’antica mulattiera da parte degli organi competenti in modo da rendere fruibile a tutti questo eccezionale percorso di notevole interesse storico, naturalistico e paesaggistico.”
Seguendo il sentiero a pochi metri dalla partenza una traccia a sinistra ci porta verso uno scenario mozzafiato: l’Arco di Capo Zafferano, meno conosciuto del famoso Arco Azzurro che è sito sulla costa a qualche centinaio di metri verso Aspra.

Arco di Capo Zafferano
Questo è di una bellezza unica in quanto immerso tra le rocce dei due versanti del Capo e tra una vegetazione ricca di macchia mediterranea ove si possono osservare decine di specie tra cui alcune rare ed endemiche come ad esempio lo Zafferanetto di Linares. Scientificamente chiamato Romulea linaresii Parl. è stata scoperta dal botanico siciliano Filippo Parlatore e dedicata a un grande giornalista e scrittore siciliano Vincenzo Linares. Ecco come natura e cultura si mescolano in un incrocio di storia e ambiente.

Zafferanetto di Linares
Tante sono le specie osservate e, se volete approfondire, solo in questa uscita ho ritenuto opportuno classificare queste >> : https://www.inaturalist.org/observations
Salire e sostare in cima, seppur molto pericoloso, è una esperienza molto emozionante. Occorre essere sempre in compagnia di Guide escursionistiche preparate che vi indicano come affrontare sia i punti più scoscesi in salita ma soprattutto in discesa e suggerendo il miglior percorso da fare.

Cima di Capo Zafferano, a destra resti della torretta
Arrivati su la sensazione è la stessa che si prova quando si è sospesi in aria… il pianoro sommitale è piccolo e impervio e mettendosi al centro di esso, allargando le braccia viene voglia di prendere il volo come i tanti Gabbiani reali che qui hanno una colonia tra le più popolate della Sicilia.
E’ sconsigliato salire qui durante il periodo di riproduzione (aprile-maggio) sia per lasciare in pace la specie, che fa parte delle specie protette, che per preservare la propria incolumità da sicuri attacchi sferrati da più individui proprio perchè tutto il pianoro e il promontorio diventa una grande e chiassosa nursery.
Video di Gioacchino Mezzatesta: evoluzione di un Gabbiano reale mediterraneo su Capo Zafferano
Di seguito un piccolo album fotografico che può dare solo un idea dell’esperienza. Vi invito a farla di persona con persone preparate e competenti.
Altro articolo su qui: Monte Catalfano: una gemma preziosa tra il caos e la quiete
Buone escursioni






