Monte Pellegrino: l’uomo, la fauna, la flora e i sentieri naturalistici in piena città

La Riserva Naturale Orientata “Monte Pellegrino”, istituita nel 1995, ha al suo interno una lunga serie di peculiarità legate all’aspetto naturalistico, geologico, paesaggistico, archeologico, monumentale e storico militare.

Foto ©Giorgio De Simone, chi le ripubblica è pregato di citarne la fonte.

La gestione è affidata all’Associazione Rangers d’Italia. L’area protetta è estesa circa 1050 ettari ed è suddivisa in zona A, costituita dall’intero massiccio del Monte Pellegrino e dal Bosco Niscemi e zona B costituita dalla Real Tenuta de “La Favorita”.

“Il più bel promontorio del mondo…” così nel 1787 Goethe descrisse Monte Pellegrino sbarcando a Palermo…

Il più bel promontorio del mondo

Il più bel promontorio del mondo

Paesaggio da Monte Pellegrino

Kniep: accompagnatore illustratore di Goethe, il Monte Pellegrino 

Il monte sin dall’antichità è stato frequentato per svariati motivi: la sua idoneità al rifugio data la presenza di grotte e ripari, la sua vicinanza al mare e alla campagna e la sua particolarità strategico-militare.

Numerosi sono i ritrovamenti e le testimonianze archeologiche come graffiti paleolitici della Grotta Niscemi e quelli delle grotte dell’Addaura (Grotta delle Incisioni).

Nell’eccezionale contesto ambientale di Monte Pellegrino troviamo il Gorgo di S. Rosalia, noto agli scienziati di tutto il mondo che studiano gli ecosistemi acquatici per una scoperta insolita fatta negli anni ‘50 dal famoso scienziato americano, G. E. Hutchinson, uno dei più brillanti ecologi del XX secolo.

Il Gorgo di Santa Rosalia

Il Gorgo di Santa Rosalia

I risultati delle sue osservazioni costituirono l’argomento di uno degli articoli più famosi e citati nella letteratura delle scienze ecologiche e di biologia evoluzionistica pubblicato sulla rivista American Naturalist nel 1959: “Homage to Santa Rosalia, or why are there so many kinds of animals ?”(Omaggio a Santa Rosalia, o perché ci sono così tante specie di animali ?).

Monte Pellegrino è stato da sempre considerato una Montagna Sacra, punto focale del simbolismo religioso. In questo contesto si inserisce il Santuario di Santa Rosalia (oggi Patrona di Palermo) a cui si deve, secondo la tradizione, la guarigione della peste che colpì Palermo nel 1624, anno di ritrovamento delle sue reliquie.

La Grotta di Dì Santa Rosalia

La Grotta di Dì Santa Rosalia

Annualmente si ripete, nella notte del 3 settembre, il pellegrinaggio alla grotta della “Santuzza” attraverso il percorso pedonale denominato “Scala Vecchia” costruita nel 1705.

La costruzione di maggior rilievo, anche se ultimamente inutilizzata, è il “Castello Utveggio” realizzato nel 1932 sulla sommità del Primo Pizzo.

In diversi punti della Riserva troviamo strutture risalenti alla seconda guerra mondiale come bunker, caserme, stazioni antiaeree, cisterne per il deposito di carburante, ecc.

Anni fa, in una radura di forma circolare del diametro di 19 metri circondata da pini ed eucalipti nell’area denominata Gorgo Rosso, è stato realizzato un labirinto del tipo Unicursale Cretese costruito utilizzando 2.260 pietre raccolte nel bosco circostante.

Castello Utveggio

Castello Utveggio

La “Real Tenuta de La Favorita”, nasce come parco per la delizia e la sperimentazione agraria dei Borboni nel quale sono visibili ancora oggi le opere monumentali e naturalistiche che ne costituivano l’antico splendore.

Questo giardino, che occupa l’area pianeggiante limitrofa alle falde del Monte Pellegrino, è voluto nel biennio 1797-99 da Ferdinando III di Borbone il quale cercò di ricreare la sua reggia “Favorita” che si trovava a Portici, presso Napoli.

La ristrutturazione della Palazzina Cinese e del suo spazio esterno viene affidata all’Architetto Venanzio Marvuglia, che riassume la cultura architettonica neoclassica realizzata con reperti di elementi cinesi, secondo un gusto che si andava diffondendo in Europa.
AI centro dei percorsi di caccia, sviluppati nella parte est del parco, nel 1800 furono realizzati i Torriglioni, con pianta poligonale a dodici lati ornati con stile gotico che fungevano da deposito di armi.

Per l’irrigazione, sia degli agrumeti che di altre colture, era utilizzato un ingegnosissimo, e per l’epoca avanzatissimo, sistema di distribuzione delle acque. Si tratta  di una Via d’Acqua parallela al Viale Pomona, dove spiccano i seguenti elementi: Colonne d’acqua, Fontana d’Ercole, Stele Egizia e abbeveratoio.

La Villa Niscemi è un edificio settecentesco, all’interno di un vasto parco recintato, un tempo di proprietà dei “la Grua” di Carini poi ereditata dal Principe Valguarnera di Niscemi e infine acquistata dal Comune di Palermo per essere adibita a sede di rappresentanza dell’amministrazione.

Per conoscere tutto sulla riserva visita questa pagina: Riserve regionali siciliane: Monte Pellegrino e il Bosco Niscemi


Poiana su una rupe a Pizzo Volo dell'Aquila

Poiana su una rupe a Pizzo Volo dell’Aquila

LA FAUNA DI MONTE PELLEGRINO

Le differenti tipologie vegetazionali della Riserva (naturali, seminaturali e artificiali) e la particolare geomorfologia del monte, caratteristica per le pareti rocciose e per i versanti con esposizione differente, hanno influito sulla varietà delle comunità faunistiche determinandone una diversità a vantaggio dei delicati equilibri ecologici caratteristici di ogni biotipo.

Gli uccelli sono uno dei gruppi animali più consistenti e rappresentativi comprendendo con certezza più di 40 specie nidificanti, distribuite sul territorio in relazione alle proprie necessità ecologiche e corrispondenti a più di un terzo delle specie di uccelli legate all’ambiente terrestre che popolano la Sicilia.

Tra i rapaci diurni che volteggiano sopra la Riserva, spicca, per le sue notevoli dimensioni e per il fischio caratteristico, la Poiana, con un’apertura alare di circa 1,2 m.; spesso la si può osservare in prossimità dei costoni rocciosi e mentre effettua in volo la posizione dello “spirito santo” per scorgere dall’alto le sue prede, principalmente conigli, topi e rettili. Altro grande rapace è il Falco pellegrino, facilmente riconoscibile, quando è posato, per i due grossi  mustacchi neri ai lati della testa. Il Gheppio è il rapace più piccolo e più abbondante della riserva, si nutre di piccoli mammiferi ed insetti.

I rapaci notturni sono difficilmente osservabili ma facilmente ascoltabili dato i loro inconfondibili versi. La Civetta, unica attiva anche di giorno, emette dei miagolii lamentosi e caccia piccoli mammiferi ed insetti. Uno sbuffare piuttosto tetro indica la presenza del Barbagianni, facilmente riconoscibile dalla faccia a forma di cuore di colore bianco. Altri rapaci sono l’Allocco e l’Assiolo, quest’ultimo di piccole dimensioni che emette un caratteristico verso monotono.

Un particolare ambiente dove osservare l’avifauna è il Bosco Niscemi in cui vivono il Rampichino, caratteristico nella scalata dei tronchi alla ricerca di insetti, il Pigliamosche, la Cinciallegra dai vivaci colori nero, blu e giallo, l’Upupa, la Cinciarella, la Capinera, lo Scricciolo, il più piccolo della riserva che pesa appena 10 grammi, il Cardellino e il Fanello.

Tipici dei rimboschimenti, sia del Parco che del Monte, sono un gruppo di fringillidi quali il Crociere, caratteristico per il becco incrociato utilizzato per estrarre i semi dalle pigne, il Picchio rosso maggiore, il Verdone, il Verzellino, il Frosone, lo Zigolo nero, il Balestruccio ed il Fringuello, caratterizzato dal canto melodioso in particolare in primavera.

Tra i passeriformi nidificanti nell’ambiente rupicolo, oltre ad una piccola colonia di Taccole meritano di essere ricordati il Corvo imperiale, dal piumaggio nero lucido, il Passero solitario facilmente riconoscibile per il piumaggio blu intenso, la Passera lagia, l’Usignolo, il Culbianco ed il Rondone maggiore.

Durante la migrazione autunnale e primaverile, numerose sono le specie di uccelli che, seguendo la propria rotta, passano quasi obbligatoriamente da questa riserva.

Storica è la migrazione delle Quaglie, delle Tortore e di rapaci come il Falco Pecchiaiolo.

Numerosi sono anche gli uccelli che trascorrono l’intero inverno all’interno dell’area protetta, quali lo Storno comune, la Passera scopaiola, la Ballerina bianca, il Pettirosso, il Luì piccolo e la Ghiandaia.

Tra i rettili, abbondanti sono la Lucertola siciliana, il Saettone occhirossi, il Biacco, il Gongilo e il Geco. Meno abbondante risulta il Ramarro, una grossa e lucertola di colore verde brillante con ventre giallo.

Tra i gasteropodi troviamo l’endemica Murella platychela sicana e l’Helix mazzullii che secerne una bava acida capace di sciogliere il carbonato di calcio creando dei fori circolari nella roccia.

Nelle ore serali e notturne, nelle aree meno antropizzate, è possibile imbattersi in diverse specie di mammiferi tra i quali ricordiamo la Volpe, la Donnola, il Riccio, e il Coniglio selvatico.

Di recente introduzione, con probabili finalità venatorie, troviamo il Cinghiale, che può creare seri problemi ecologici all’area protetta, per questo è in atto un piano di cattura da parte dell’Ente Gestore.

Tra gli anfibi, oltre al Discoglosso dipinto, grande importanza riveste il neo endemico Rospo smeraldino siciliano, presente con centinaia di individui nel Gorgo di S. Rosalia.


Pizzo Volo dell'Aquila

Pizzo Volo dell’Aquila

LA FLORA DI MONTE PELLEGRINO

Le caratteristiche pareti ripide di Monte Pellegrino hanno permesso, nel corso dei secoli, di conservare parte della sua flora dal disturbo antropico. In questi habitat è possibile ammirare alcuni endemismi siciliani tra cui il Garofano rupestre, una specie interesse comunitario, il Cavolo rupestre, l’Erba perla mediterranea, l’Euforbia di bivona, la Vedovina delle scogliere, il Fiordaliso delle scogliere, la Violaciocca, il Sedum rupestre, il Perpetuino delle scogliere, il Finocchio di Boccone, l’Iberide florida e la Palma nana, chiamata scupazzu perché un tempo utilizzata per fabbricare scope.

All’interno della Riserva è inoltre presente un arbusto spinoso denominato Giuggiolo comune (ziziphus lotus) la cui estrema rarità, a livello nazionale, ha determinato la sua inclusione nel Libro Rosso delle Piante d’Italia, prima come “vulnerabile” poi come “gravemente minacciata”.

La parte sommitale del monte, oggi segnata dall’incendio del 2016, è ricoperta da rimboschimenti a Pino domestico, Pino d’Aleppo, Cipresso comune, per quanto riguarda le conifere, mentre l’Eucalipto per le latifoglie.

Escursionisti sui sentieri

Escursionisti sui sentieri

Nel sottobosco dei rimboschimenti sono presenti lo Stracciabrache, il Corinoli comune, l’Asparago spinoso ed alcune essenze della macchia mediterranea, segno di un processo di rinaturalizzazione in atto. La Riserva, ed in particolare il bosco di S. Pantaleo, conserva ambienti naturali a macchia e boscaglia, che rappresentano le testimonianze di quello che era la copertura vegetale naturale del palermitano. In questi ambienti e nei boschetti ormai naturalizzati del Parco della Favorita troviamo il Leccio, il Frassino da manna, il Lentisco, il Terebinto, l’Alloro, il Corbezzolo, l’Alaterno, l’Olivastro, la Phllyrea, il Viburno.

Viburno

Viburno

Ben rappresentata è la macchia ad Euforbia arborea, Ferula, Asfodelo mediterraneo, Asfodelo giallo, Assenzio, Pungitopo, Legno puzzo, e tante altre.

La riserva ospita anche una ricca comunità micologica, con diverse specie eduli, come il comune Prataiolo, i Funghi di Ferula ed alcune specie di Boleti.

Per quanto riguarda il Parco della Favorita, l’impronta dell’uomo ha profondamente influito sull’attuale vegetazione rappresentata dagli agrumeti (mandarini, aranci e limoni) in cui lo strato erbaceo è caratterizzato dall’Acanto, dalla Borragine e dall’invasiva Acetosella gialla.

Oltre alle specie già menzionate, che fanno parte dei boschetti naturalizzati, nel Parco sono presenti il Carrubo, il Bagolaro, l’Olmo campestre, la Lentaggine, l’Albero di Giuda, il Mirto, l’Acacia orrida, il Biancospino e il Sommacco.

Di notevole importanza è la presenza all’interno della Riserva del “Patriarca della Favorita”, un Ulivo di oltre 1.000 anni che presenta una circonferenza massima di circa 11,00 m. ed un diametro medio di 3,50 m.

Patriarca della Favorita

Patriarca della Favorita

Di grande interesse è la presenza, ai margini della riserva, dell’unica stazione del palermitano di Euforbia seghettata.

Inoltre la vicinanza alla città causa notevoli problemi di inquinamento da specie esotiche come l’Ailanto, il Fico d’india, il Falso cotone e il Penniseto allungato spesso in contrasto con il Barboncino mediterraneo e la Disa o Tagliamani.

Infine, di grande interesse scientifico, sono le Orchidaceae, censite in 27 specie e 4 ibridi naturali fra cui l’Ofride a mezza luna (Ophrys lunulata), specie prioritaria per la Direttiva Habitat, la Lingua lunga (Seriapia vomeracea), Orchidea lattea (Orchis lactea), Ofride fior di bombo (Ophrys bombyliflora), Ofride di Bertoloni (Ophrys bertolonii) l’Orchidea cornuta, l’Ofride palermitana e l’Orchis italica, detto Omino nudo. 


La scala vecchia

La scala vecchia

Sentieristica

Sentieristica

I SENTIERI SUL MONTE PELLEGRINO

La sentieristica è ricca e molto articolata all’interno della riserva e offre passeggiate da facili a difficili e scorci panoramici unici oltre zone archeologiche e storiche di altissimo interesse antropologico. Per questo motivo è bene rivolgersi ad una Guida ambientale Escursionistica che possa spiegare sia gli aspetti naturalistici che antropologici.


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Giorgio De Simone

Giorgio De Simone

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