A Balestrate, alla Forgia, un miracolo della natura: il Giglio marino. Foto e Video.

Il Giglio marino (Pancratium maritimum) è una specie fortemente a rischio di estinzione sui litorali italiani a causa dell’antropizzazione delle coste. Sebbene la pianta non sia ancora globalmente estinta, la progressiva scomparsa del suo habitat naturale la rende sempre più rara e minacciata. Per questo motivo, molte regioni italiane hanno emanato leggi specifiche che ne vietano tassativamente la raccolta, l’estirpazione e il danneggiamento.

Principali minacce per la specie sono il turismo balneare di massa: infatti il calpestio continuo da parte dei bagnanti distrugge i germogli e danneggia i bulbi sotterranei. La pulizia meccanica delle spiagge con l’uso di pesanti macchinari per setacciare la sabbia distrugge le piante e spiana le dune. Alcuni bagnanti recidono i fiori per la loro bellezza e il loro intenso profumo, impedendo la naturale produzione di semi. Infine la progressiva riduzione delle spiagge sabbiose e la costruzione di stabilimenti balneari riducono drasticamente lo spazio vitale per la specie.

La spiaggia della Forgia in pieno Agosto

E’ invece fondamentale proteggerlo perchè stabilizza le dune: il giglio di mare possiede un apparato radicale molto profondo che si ancora nella sabbia. Questo contrasta attivamente l’erosione delle spiagge causata dalle mareggiate. Inoltre è un importante rappresentante della biodiversità costiera essendo una specie pioniera fondamentale che crea le condizioni ideali per la sopravvivenza di altre piante e attira numerosi insetti impollinatori.

Il  Pancratium maritimum (Pancratium dal greco Pan kràtos, tutta forza; maritimum per il suo habitat costiero) appartiene alla famiglia delle Amaryllidaceae ed è una bulbosa psammofila (pianta amante degli ambienti sabbiosi), erbacea perenne, alta 25-50 cm con foglie basali verde-glauco avvolte a spirale.

Fiorisce fra Luglio e Settembre con fiori dalle corolle tuboloso-campanulate, bianchi e profumati. Il fiore, delicato e bianco, fa da completamento all’intera pianta, che appare come un piccolo cespuglio, all’interno dello stesso fiore l’esistenza di una “capsula” lunga 2-3 cm fa da contenitore a diversi semi di colore nero.

Questi ultimi, a loro volta, sono ricoperti da una massa spugnosa e leggera che ne permette il galleggiamento quasi come fossero dotati di “salvagente”, da qui il conseguente dire che la pianta “nuota”. Infatti, nel momento in cui le onde delle mareggiate raggiungono le dune marine, ove in genere cresce, c’è la probabilità che i semi sparsi intorno ad essa possano essere trasportati, mediante le correnti, anche in altri punti della costa. E dunque, proprio con la navigazione si ha una disseminazione particolare, la disseminazione idrocora. 

In Italia in molte regioni è espressamente vietato il danneggiamento, l’estirpazione, la distruzione e la raccolta di questa pianta in quanto specie vegetale protetta. 

E’ inserita infatti nell’elenco delle specie protette: https://www.iucnredlist.org

La scheda su iNaturalist: https://www.inaturalist.org/taxa/78334-Pancratium-maritimum


Andiamo a noi


Da anni seguo l’evolversi della “tribù” di Giglio di mare in una delle spiagge più belle e selvagge della Sicilia occidentale: la spiaggia della Forgia a Balestrate che si estende dalla foce del fiume Jato al porto di Balestrate

Vista della spiaggia della Forgia di Balestrate dalla foce dello Jato

Fino a qualche anno fa questa spiaggia era molto frequentata nonostante il divieto di balneazione dovuto a due fattori: il primo perchè a destra e sinistra della foce dei fiumi vige il divieto assoluto di balneazione e qui la foce del fiume Jato la fa da padrone, modificando il piccolo delta a piacimento. In alcuni casi ho visto il fiume attraversare quasi tutta la spiaggia prima di buttarsi in mare; il secondo motivo è che tra la ex colonia comunale e il porto c’è il divieto di balneazione in quanto presente l’impianto di depurazione del comune. 

Tramonto sullo Zingaro dalla foce del Fiume Jato, luglio 2022

La mancanza di lidi e l’aspetto selvaggio della spiaggia chiude il cerchio allontanando i bagnanti più esigenti che così preferiscono le spiagge attrezzate di Trappeto, Balestrate bosco e Alcamo Marina.

Questo “abbandono” antropico è inversamente proporzionale alla naturalità della spiaggia che è in fase di dunazione, ovvero sta crescendo, l’arenile si incrementa e alle spalle si sta formando una duna e un accenno di retroduna. 

Inoltre dal 2021 la spiaggia è stata “adottata” negli anni dal WWF per i progetti GenerAzioneMare, Life Euroturtle e Adopt a Beach, sia per la tutela delle coste e del mare che della spiaggia con azioni di pulizia, tutela fauna (è stato sito di deposizione di uova di Caretta caretta, la nostra tartaruga marina più comune e del Corriere piccolo, un uccello limicolo che depone le uova sulla sabbia mimetizzandole con le pietre).

Una piccola Caretta caretta sta per uscire dal nido. Settembre 2024 Spiaggia Forgia

Foto e Video: la famigliola di Corriere piccolo tra le dune della spiaggia Forgia con i nuovi nati.

Questo ha fatto si che gli interventi umani si siano ridotti e siano meno impattanti come il non utilizzo di mezzi meccanici per la pulizia della duna. Un risultato ottenuto grazie all’impegno del WWF e dell’amministrazione che ha ben accolto le istanze.  

Io  personalmente frequento questa spiaggia da almeno 40 anni e l’ho vista crescere e modificarsi, devo ammettere in meglio, al netto dei rifiuti abbandonati che la deturpano, incivili che con le loro auto arrivano ad attraversare la spiaggia  e la presenza di plastiche e microplastiche, ma questo non è un problema solo di questa spiaggia, purtroppo !

Volontari in spiaggia durante un evento di pulizia

Durante tutto l’anno, chi vive in zona, può apprezzare la vitalità di questo bellissimo arenile che si presterebbe, senza ombra di dubbio, a una fruizione annuale se solo si adottassero poche precauzioni realizzando piccoli sentieri tra le dune con una cartellonistica  per avvicinare l’ospite più attento agli aspetti naturalistici rispetto a quelli puramente “balneari”.

La presenza infatti di specie importanti di flora endemica dunale e di fauna riparia, grazie alla presenza della foce dello Jato, attirerebbero l’attenzione di botanici, naturalisti e biologi oltre a escursionisti, insegnanti e studenti che potrebbero frequentare questo luogo durante tutto l’anno.

Partiamo dalle presenze attuali che ho identificato negli anni e in diversi periodi dell’anno.

Partendo dalla foce dello Jato possiamo osservare diverse specie di canna, come la canna comune e la canna di palude, che colonizza le sponde del fiume rendendole idonee alla presenza di avifauna acquatica come le Gallinelle d’Acqua qui presenti che, tra il canneto, trovano rifugio e ancorano i loro nidi galleggianti.

Poco dopo tra il fiume e un bell’esemplare di Tamerice possiamo osservare i primi cespugli di Giglio marino e il meraviglioso cuscino pungente della calcatreppola, l’Eryngium maritimum, i cui fiori sono una goduria per le stupende Vespe mammut, Regiscolia maculata, oppure alla Vanessa cardui, una delle farfalle più belle in assoluto, che provvedono all’impollinazione. 

Tra le intrigate fronde della tamerice si nasconde il nido sulla sabbia del Corriere piccolo, un limicolo che, come il più raro Fratino, nidifica sulla sabbia ogni anno da queste parti nella duna tra le pietre che confondono le loro piccole uova mimetiche.   

Ma durante l’anno è facile osservare diverse specie che frequentano questo luogo che consente sia l’approvvigionamento di acqua e cibo tra le sponde del fiume e sulla battigia con piccoli vermi, insetti, pulci di mare, avannotti e altri piccoli crostacei che vivono negli ambienti ripari. 

Tortore, Colombacci, Gabbiani e Cornacchie sono frequentatori comuni, più raramente ho osservato voltapietre, cavalieri d’Italia, beccacce di mare, piovanelli, fenicotteri, aironi cenerini, garzette, piro piro, martin pescatore, mentre più verso l’entroterra tra i cespugli si osservano poiane, gheppi, gazze, passeri, codirossi, occhiocotto, saltimpali, upupe, storni, rondini, taccole, corvi imperiali, gruccioni,  capinere… e molte altre specie. Insomma un habitat incredibilmente vario e ricco di biodiversità che andrebbe tutelato. 

Martin pescatore sulla sponda destra della foce dello Jato

Cavalieri d’Italia di passaggio sull’arenile della Forgia

Chi vuole approfondire ed osservare le specie di flora e fauna riconosciute basta visitare questa pagina:

https://www.inaturalist.org/projects/foce-del-fiume-jato 


La duna e retroduna si impreziosisce dalla presenza delle specie tipiche di questi ambienti marini ormai purtroppo sempre più rari nelle nostre coste: la Salsola colonizza la duna più vicina al mare affondando le radici sulla sabbia e sugli accumuli di Cymodocea, la pianta marina che come la Posidonia crea banquette sui fondali che con le mareggiate autunnali si sradicano e arrivato sulla spiaggia percorrendo tutta la battigia fino al punto più lontano dove si inizia a formare la duna, un miracolo ingegneristico naturale che protegge la costa e la spiaggia dall’erosione.

Cimodocea spiaggiata dopo una mareggiata: formano la base della duna e trattengolo la sabbia

La duna in primavera della Forgia, i cespugli verdi sono i Gigli marini in fase di riposo

La duna in piena estate: sembra morta ma è più viva che mai, non va asportata

Presenze costanti sono la Nappola che da fine ottobre colora la duna, mentre il Ravastrello forma cespugli verdi e intensi.

Tappeti di fiori gialli in autunno e primavera coprono la duna più alta dove decine di specie di insetti trovano cibo e provvedono all’impollinazione: è il Tribolo, una antica erba medica autoctona della nostra isola che in estate invece punge perchè in fase di secca, la chiamano vasapedi, proprio perchè i “triboli” si attaccano ai piedi come chiodi e si conficcano sulle nostre scarpette e “baciano” in nostri piedi quando attraversiamo la spiaggia per la “gioia” dei bagnanti. In estate è un tappeto bruno che copra la parte più alta della duna. Ma la duna è bella per questo, per la sua natura selvaggia e resiliente. 

Mentre a inizio estate la Viperina delle spiagge presenta i cuoi fiori viola che attraggono intere famiglie di api mellifere. Altre decine di endemismi della Flora vascolare sono presenti lungo tutta la costa fino alla ex colonia.

Se si spiana questa zona oltre a distruggere la duna e l’habitat si provoca un danno idrogeologico enorme e non riparabile se non aspettando decenni che la natura rifaccia il suo corso. 

Ci sono voluti 12 anni per avere questa duna che sembra ancora di recente costituzione… guardate come era la Forgia nell’estate del 2014: 

Il Giglio era completamente assente se non sotto strati di sabbia e hanno resistito ad anni e anni di passaggio e compattazione con mezzi pesanti, ma la natura si sa ormai che è più forte e resiliente di qualsiasi azione determinata dall’uomo e se si riesce a capirla se ne raccolgono solo buoni frutti. 

Per fortuna alcune amministrazioni sensibili all’ambiente hanno saputo ottenere il giusto equilibrio cercando di preservare la duna e consentendo ai mezzi pulispiaggia di intervenire sulle fasce sabbiose più vicine al mare. Questo però danneggia eventuali deposizioni di uova da parte sia dei limicoli che depongono sulla sabbia come i Corrieri e i Fratini che della nostra Tartaruga marina mediterranea, ovvero la Caretta caretta che, da qualche anno, depone su questo arenile diventando un riferimento per i ricercatori e i biologi marini nel mondo ed entrando a far parte del Progetto Tartarughe del WWF Italia. Per ben 2 anni consecutivi qui sono nate e arrivate al mare centinaia di tartarughine.  

Ritornando al Giglio marino, che colonizza a macchie la duna di questa spiaggia, durante l’anno si possono osservare bellissime fioriture in autunno e in primavera per lasciare l’estate alla bellezza superba del Giglio che impreziosisce l’arenile con stupende e profumatissime fioriture a calice e grappoli… un miracolo della natura che resiste al calore infernale che la sabbia assorbe durante le afose giornate estive con punte di oltre 40 gradi.

Però il Giglio fiorisce tra luglio e settembre ma per fiorire durante tutto l’anno si possono osservare i vari stadi del prezioso bulbo.

Nottua del Pancrazio, bruco della farfalla che si alimenta delle foglie, Balestrate 30 maggio 2026

Le foto di seguito vi faranno da guida se volete riconoscere i vari stadi delle pianta, tutte le foto di questa pagina sono state effettuate dal sottoscritto proprio sulla spiaggia della Forgia di Balestrate.

Se volete conoscere più dettagliatamente il sito e fare una escursione in questi luoghi sarò lieto di accompagnarvi per scoprire non solo queste bellezze di Balestrate ma molto altro nei pressi: Visitate la pagina dei contatti

 

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