Da tempo avevo in mente di assistere alla smielatura, ovvero il processo apistico mediante il quale si estrae il miele dai favi contenuti nei melari. Consiste principalmente nel rimuovere i “tappi” di cera (opercoli) dalle cellette e nel centrifugare i telaini per far fuoriuscire il miele, pronto poi per essere filtrato e invasettato.
Inaspettatamente qualche giorno fa mi telefona un vecchio amico che ha questa passione e produce, con tutte le autorizzazioni del caso, miele per uso personale e mi chiede… “Giorgio… sei ancora disponibile a venire a vedere la smielatura ? E’ il periodo giusto… che fai ? “. Secondo voi cosa rispondo ? “Certo carissimo, dimmi quando e dove e arrivo”.
Così da lì a qualche giorno dopo mi ritrovo con Camillo e Ugo ad assistere a questa meraviglia della natura.
Sono le 15:30 di un pomeriggio afoso di giugno e mi parto da Palermo per arrivare in una zona collinare tra Trabia e Termini Imerese: guardando il mare la città di Termini è in basso a destra, l’alta mole di Monte San Calogero a destra e le verdi colline dell’entroterra tirrenico tra il caldo e assolato vallone del fiume San Leonardo a est e a sud la cima di Monte Rosamarina, brullo con qualche piccolo nucleo boschivo relitto.
Qui un antico uliveto ospita le arnie del mio amico Camillo: disposte parallelamente alla costa, allineate con le aperture lato monte, per consentire il massimo comfort per i preziosi impollinatori, quando arriviamo tutto sembra tranquillo, qualche calabrone ci accoglie, le lucertole cominciano a scappare al nostro passaggio, le amiche api sembrano assenti, dove saranno ?

Sono le 16:30 circa, il calore del terreno viene mitigato solo sotto le fronde degli ulivi centenari che risiedono come osservatori silenziosi della scena. Hanno vissuto quello che solo tante generazioni di umani hanno potuto osservare. E ora ci accolgono al fresco della loro superba chioma.
Ci “abbardiamo” per coprire tutto il corpo anche con guanti protettivi e il cappello da Apicoltore ma di api manco l’ombra… poi mi avvicino un pò verso una della arnie lato monte, dove hanno il loro ingresso e vedo che una “frotta” di bottinatrici, le operaie… escono dall’arnia più vicina a me… una voce, quella del mio amico apicoltore, mi sgrida “Sei nel posto più sbagliato, devi venire dal retro del loro ingresso altrimenti ti attaccano” !

Azz manco l’ha finito di dire ed eccole… stupende… stanno uscendo… mi ronzano attorno, saranno una trentina per capire chi sono e se ho cattive intenzioni, mi allontano piano dall’ingresso dell’arnia e come per magia rientrano nel loro regno. Si… regno dove a comandare è una donna, la Regina: sono a sua protezione, rischiano la vita, raccolgono l’alimentazione per lei e per tutta la “famiglia” che vive lì dentro e si duplica, si moltiplica. Ogni arnia, che è una famiglia, può contenere fino a 70 mila individui !
Il primo impatto quindi è “per conoscerci” e prendere le distanze, il rispetto per questi straordinari animali, fonte di vita, deve essere massimo e non si devono fare movimenti rapidi per evitare l’attacco. E’ il loro territorio, noi siamo ospiti e da tali ci dobbiamo comportare.
Prepariamo l’affumicatore riempiendolo con scorze di frutta secca, un attrezzo utilizzato in apicoltura per tranquillizzare le api durante le fasi di visita delle famiglie, poi cominciamo a ispezionare la prima arnia del filare: apriamo il coperchio del primo alveare… e il mondo delle api si rivela.

All’interno una serie di favi, preparati artigianalmente dal mio amico, carichi di miele e di api che riempiono gli alveoli che hanno una caratteristica forma esagonale e sono costruiti in cera dalle api per fungere da dispensa (per il miele e il polline) o da culla (per le larve). Qui troviamo alcune “celle dei fuchi” un pò più grandi e poche “celle reali” verticali simili a piccoli “gusci d’arachide” dove sono nate le nuove “regine” ! Fantastico.

Per estrarre il miele prima di tutto i favi si devono liberare delicatamente dagli ospiti spazzolandole e facendole volare nei pressi della stessa arnia, poi si depone il favo ricolmo in una cassetta protetta isolata per non far entrare altre api e si reintegra l’arnia con un favo vuoto.
Si procede così stando molto attenti a non “provocare” le famiglia con gesti improvvisi, a volte basta parlare più ad alta voce o avvicinarsi col telefono per provocare la reazione delle amiche più nervose e attente !

Ci meravigliamo quando, aprendo il secondo alveare, troviamo sotto il coperchio, la soffitta coprifavo, due bellissimi favi naturali: sono stupendi, attaccati alla parete del coperchio, due favi stracolmi di miele e protetti dalla cera naturale, uno spettacolo della natura sotto i nostri occhi, questi attori e attrici dalla vena artistica non possono, per noi ambientalisti, che darci più belle emozioni di questa.
Anche questi due favi si raccolgono togliendo delicatamente le bottinatrici che cominciano un pò a innervosirsi…

Sono già quasi due ore, che trascorriamo senza vederle trascorrere, che gli “ronziamo” intorno e alla terza arnia quasi non ce la fanno più a sopportarci.
Il mio amico apicoltore decide che bisogna rispettare le altre famiglia e sospende la raccolta. In effetti proprio vicino a questo terzo alveare vengo “battezzato” da una bottinatrice che mi regala una bella puntura sulla pancia che per fortuna non ha rilasciato l’aculeo. Un pò di bruciore ma per fortuna nulla di importante… sono felice lo stesso, anzi più felice perché ho vissuto integralmente questa esperienza scoprendo quanta passione, dedizione e attenzione che un apicoltore come il mio amico ha nei confronti di queste creature che ci offrono “semplicemente” la vita !

Finita la raccolta ci portiamo dietro una scia di bottinatrici che perdiamo poi lungo il percorso dal sito delle arnie fino al laboratorio dove si svolgerà la seconda parte dell’attività, ovvero la pulizia dagli opercoli dei favi, l’inserimento dei favi nella centrifuga e poi l’immissione del miele nuovo nel piccolo silos per la filtratura, chiamato decantatore.
Assistiamo a tutte le fasi. Quella più emozionante è vedere spillare il nettare trasformato dalle api in un fluido bello a vedersi e a sentirsi, il profumo che si sprigiona è intenso con aromi che profumano di fiori misti.
Il miele in purezza che esce dalla centrifuga è di una squisitezza indescrivibile.
E’ un miele definito “millefiori” perché creato in un ambiente misto dove a prevalere sono le infiorescenze della macchia mediterranea, dalle ombrellifere alle aromatiche ai fiori di alberi da frutto a fiori di cardo e asfodelo, insomma una miscela carica della forza della natura selvatica e in purezza.
Finita la centrifugazione il miele verrà riversato nel decantatore dove starà a filtrare per circa 20 giorni. Qui, durante questo periodo, i residui di cera e le impurità rimarranno nei filtri, per la differenza di peso specifico, le impurità residue e le micro-bolle d’aria formano una schiuma che affiora in superficie, lasciando passare in basso il miele pulito e pronto per essere prelevato e consumato.

Un’esperienza unica, poche ore di pura adrenalina, che hanno saldato ancora di più il mio amore viscerale per ogni essere vivente del nostro pianeta sicuro che prima o poi ci renderemo conto che noi umani abbiamo solo una speranza di non estinguerci: dobbiamo imparare a vivere in armonia con tutti le specie vegetali ed animali della terra !
Viva le Api, viva gli Apicoltori… Viva la Vita !
Album fotografico della splendida giornata






