Escursione: Pizzo Manolfo da Portella Torretta

Era già più di due mesi che non calzavo le mie scarpe da trekking, l’estate più calda di sempre, questa del 2026, e la mia riabilitazione post artroscopia alla spalla destra, non avevano permesso che potessi svolgere alcun tipo di uscita.

Ma oggi, 20 agosto con temperature poco sotto i 30 gradi e con modesto dolore alla spalla, mi sono deciso a ricominciare, con moderazione, zaino leggerissimo (solo l’acqua in pratica) e in compagnia di amici che avevano voglia di vedermi ritornare sui sentieri, Gioacchino e Francesco, che non finirò mai di ringraziare. 

I miei compagni di viaggio: Francesco e Gioacchino

Sapete che io da sempre dico e ricordo che in montagna, come in mare, da soli non si va mai e quindi senza di loro non sarei andato e quindi scarpe, acqua, zaino e… tanta voglia di riprendere a camminare !

Il sentiero scelto parte da Portella Torretta, un demanio forestale sito a pochi chilometri dal centro di Palermo, poco dopo la contrada di Bellolampo, ove è sita anche la più grande discarica di Sicilia, punto di riferimento fondamentale per la gestione dei rifiuti dell’intero territorio provinciale e cittadino.

A Portella Torretta si arriva dalla strada provinciale 1, SP1, che da Palermo parte alla fine del Viale Leonardo da Vinci e prosegue in direzione montagna su Via Castellana verso Torretta: da qui circa 9 km per arrivare all’ingresso forestale.

Qui è sito un cancello, sempre aperto perchè di importanza strategica, e inizia una carrareccia forestale sterrata ma ben manutenuta che occorre percorrere per circa 3 km quindi si parcheggia l’auto nei pressi di uno slargo a 600 slm circa dove si apre la vista a destra proprio verso il TMB di Bellolampo, con le vasche di accumulo, ormai colline, e l’impianto di trattamento dei rifiuti.  Qui la decomposizione della frazione organica non trattata tempestivamente genera forti emissioni maleodoranti che il vento trasporta verso la città e le zone vicine: un olezzo fastidioso arriva dal basso e si diffonde su tutta questa zona da sempre e non si capisce come alcuni residenti possano sopportare questo puzzo costante e continuo…

Inizia qui la camminata che ci porterà a Pizzo Manolfo, a 760 slm circa, una delle cime più rilevanti dei Monti di Palermo.

Il fastidioso fetore della discarica finisce come d’incanto appena si entra nell’area boscata, attraversando un ennesimo cancello forestale anche questo sempre aperto. Da qui a pochi metri un bivio ci indica un sentiero a sinistra che scende verso la contrada Zarcate fino a Capaci, mentre poco più avanti una area attrezzata con tavoli e sedute. Ottima zona per consumare il pranzo al sacco, cosa che faremo al rientro.

Noi proseguiamo perchè sono solo le 10 ed è un po’ presto per pranzare… ci dirigiamo verso il secondo bivio che indica Raffo Rosso a sinistra e Trippatore a destra, andiamo per questa seconda carrareccia, per ritornare dall’altro con un percorso ad anello.

Qui le strade forestali sono tutte molto grandi, è evidente che siano ben mantenute per esigenze forestali, ma il pericolo incendi è sempre in agguato e quindi occorre tenere il controllo sulla sicurezza dei luoghi.

Il bosco misto di pino marino, eucalipto e cipresso mediterraneo la fa da padrone e in questo primo tratto è molto fitto non lasciando spazio e insolazione, alla loro base, per una presenza di sottobosco, gli aghi di pino pacciamano e non consentono l’attecchimento di una flora importante, siamo in agosto e quindi la vegetazione è praticamente secca e il terreno particolarmente duro e a tratti fessurato dalla forte disidratazione.   

Proseguiamo per il sentiero in direzione Pizzo Manolfo superando anche il bivio per altro sentiero (Trippatore) che porta in basso verso la catena inferiore prospiciente la piana di Palermo, che vede i rilievi di Cozzo San Rocco, Cozzo del Monaco e Cozzo Di Paola, tutti di notevole importanza geologica. 

Salendo gradualmente dopo un km dai 660 slm arriviamo ai 740 slm del bivio che porta a sinistra verso la vetta del Monte Castellaccio, 888 slm, la cima più alta di questo blocco montuoso che si protende verso la costa nord di Isola delle Femmine e Capaci terminando a strapiombo con Pizzo Mollica, ultima cima di 535 m slm.

I panorami sulla costa si alternano e dalla vista della conca d’oro che si poteva apprezzare alla partenza, e, subito dopo Cozzo San Rocco, ecco che si apre lo stupendo panorama sulla Piana dei Colli, con la vista su Mondello e Sferracavallo col il massiccio di Monte Gallo che domina la scena. 

Foto Gioacchino Mezzatesta, Piana dei Colli

Da qui il sentiero diventa su terreno naturale e, dopo 1 km e mezzo circa, senza alcun dislivello, ci portiamo alla base del Pizzo Manolfo dove sostiamo per una bevuta e una merenda all’ombra del rifugio del CAS. 

Foto Gioacchino Mezzatesta, rifugio CAS

La temperatura finora ci ha aiutato, la brezza marina stempera il calore accumulato dal terreno che a tratti ci avvolge come un abbraccio  infuocato… è la forza della natura che ti sale addosso e ti fa ricordare chi comanda qui ! 

Da li a pochi metri con un lieve dislivello arriviamo alla cima del Manolfo con le spettacolari vedute sui due golfi, quello di Palermo che comprende Mondello e quello di Carini. Da qui si evince la pressione antropica che la Conca d’Oro sopporta da decenni senza soluzione di continuità asfalto e cemento ricopre la quasi totalità del territorio. Il verde è limitato a pochi punti in città e alla Favorita che per fortuna è protetta grazie alla Riserva di Monte Pellegrino che la ingloba.

Foto Gioacchino Mezzatesta, il Golfo di Palermo

Foto Gioacchino Mezzatesta, al centro della foto il Golfo di Mondello

Un selfie qui è d’obbligo prima di rientrare ad anello al punto di partenza percorrendo il versante opposto che si apre verso il Golfo di Carini. 

Gioacchino, io e Francesco

Sferracavallo e Monte Gallo dal Manolfo

Il sentiero di rientro di circa 5 km si imbocca alla fine della discesa dal Manolfo subito sulla destra, inizialmente il percorso è stato interessato ad un incendio che ha devastano un’intera parete del Pizzo di Mezzo, 852 slm, lato nord ed è arrivato fino alla selletta che scende ripida verso ovest, evidentemente il vento di scirocco ha agevolato la diffusione del fuoco. Probabilmente dato che alcuni filari di Pini si sono salvati tutti su una striscia ben precisa si può dedurre che ci sia stato un intervento aereo per fermare le fiamme. 

Il versante incendiato di Pizzo di Mezzo

Comunque qualche albero ostacola il sentiero e bisogna aggirarli per riprendere il cammino ma nulla di complicato, si spera che presto vengano rimossi e il sentiero liberato. 

Si scende rapidamente con pochi tornanti fino ai 600 slm circa e si continua sullo stesso livello nella facile carrareccia forestale fino all’imbocco del bivio che abbiamo incontrato all’andata iniziando il sentiero, ovvero lato Raffo Rosso.

Tra eucalitteti, allevamenti di bovini e qualche fattoria, con tratti boscati e tratti all’aperto, i panorami spaziano dalla costa di Isola delle Femmine fino all’entroterra carinese con una vista sul Monte Columbrina, un rilievo isolato di origine marina situato al confine tra i territori comunali di Carini e Torretta.

Partiti alle 10 circa siamo arrivati a chiudere l’anello intorno le 13:30 all’area attrezzata dove abbiamo fatto il pranzo al sacco prima di riprendere le auto dove le avevamo lasciate nei pressi del Pizzo Femmina Morta. Ripresa l’auto si esce dalla carrareccia forestale e si riprende la SP1 per rientrare in città. Sono le 14:30 circa e una birra fresca non si nega a nessuno… per recupere liquidi e sali minerali ! 

Alla prossima esperienza e grazie per la lettura. 

Chi è interessato ad essere accompagnato in sicurezza non deve fare altro che contattarmi. 

Buoni passi a tutti e mi raccomando sempre in sicurezza e in piacevole compagnia !

 

Foto di ©Giorgio De Simone e ©Gioacchino Mezzatesta

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