Trekking someggiato: la scoperta del mondo straordinario dell’asino

Da quando sono entrato in pre pensionamento faccio quello che più mi piace e sicuramente alla proposta della mia associazione, la LAGAP, di effettuare un corso di specializzazione sul trekking someggiato, ovvero con l’ausilio di asini, non me la potevo far scappare.

Il corso si è sviluppato ovviamente in due fasi, una teorica con lezioni per l’approfondimento della materia e soprattutto la conoscenza di questo straordinario equide, e una pratica finale con l’esecuzione di una due giorni in campo.

Dall’inizio abbiamo conosciuto, anche se via webcam, una coppia di persone straordinarie che vivono e lavorano in una piccola frazione di Montalbano Elicona, Toscano, sui Nebrodi orientali: Irene e Nino. Vivono con i loro animali questa avventura da anni e da subito abbiamo potuto appurare il loro amore per questo equide che da sempre viene considerato un animale poco intelligente, timido… povero. In contrasto col il cavallo da sempre simbolo di nobiltà e potere ! Eppure ambedue equidi sono.

Ci accorgeremo, a consuntivo, che è proprio l’opposto… Forse il fatto che da sempre l’umanità l’abbia affiancato alla classe contadina l’asino ha fatto si che l’uomo lo considerasse quasi un animale “minore”… la famosa bestia da soma che si studiava dalle scuole elementari utile per i lavori pesanti in campagna. Questo si utilizzava anche nelle scuole di un tempo dove chi si comportava male, non studiava, era distratto… gli si mettevano sul capo le lunghe orecchie e doveva stare un’ora davanti la lavagna col maestro in cattedra che lo derideva… magari a ragliare, poi appena finiva l’ora la coppia di orecchie unite da un cerchietto si riponevano nell’appendi panni in attesa del prossimo “asino”… tempi passati che mi sono venuti limpidi durante la due giorni finale di escursione in campo.

La prima fase teorica ha visto la partecipazione di un luminare della materia, il Prof. Michele Panzera, Professore Ordinario di Etologia veterinaria e Benessere animale presso il Dipartimento di Scienze veterinarie dell’Università di Messina. E’ stato lui a spiegarci e, con parole estremamente semplici ma nello stesso tempo essenziali, comprendere fin da subito la zoologia e l’etologia, ovvero il comportamento dell’asino e l’approccio con l’uomo, che si protrae dalla notte dei tempi.  Da quel momento ho capito che non avevo capito nulla su questi animali e in 61 anni, avendo solo frequentato, per questioni personali, dei maneggi, pensavo che nulla potesse eguagliare il carattere del cavallo. Mi sbagliavo e di grosso… l’asino è un animale fondamentalmente diverso, simile forse al cugino equide fisicamente, ma mentre l’asino lo definirei un perfetto psicologo del mondo animale, al cavallo gli darei il premio come il bullo della specie ! E con questa definizione direi di aver chiarito il mio pensiero. Me ne accorgerò in pratica di presenza quando, avendolo accanto, ti senti come se qualcuno abbia capito perfettamente chi sei, come sei e perchè sei li !

Ritornando al corso, le ultime lezioni teoriche si sono basate sul lavoro da fare sull’asino per averlo come compagno di avventure, un compagno fidato ma a cui si deve molto rispetto e cura, solo così puoi ottenere la sua fiducia e garantire la sicurezza per un’escursione in  tranquillità con i gruppi di escursionisti.


E infine arriva la due giorni di pratica. Un sabato e domenica di aprile, con il meteo che prospetta giornate limpide e temperature primaverili, in un periodo in cui in Sicilia la natura trionfa ed esprime tutta la bellezza di cui chi fa escursionismo può vivere intensamente: 18 e 19 aprile !

Per noi palermitani la levataccia è obbligatoria, dobbiamo essere per le 8:30 in azienda da Irene e Nino per cominciare la giornata con la cura degli animali, la strigliatura, la spazzolatura del pelo con la brusca, la pulitura degli zoccoli, tutte attività importantissime perchè è un approccio con l’asino che deve acquisire conoscenza del proprio conduttore, ovvero la persona che avrà accanto con capezza e longhina durante tutto il percorso.Il viaggio di transfert da Palermo all’arrivo in auto è la cosa più noiosa della due giorni, per noi naturalisti, mettersi in macchina per ben tre ore è una punizione corporale… vogliamo camminare… non pressare un pedale o girare una manopola… vogliamo semplicemente camminare o magari pedalare una bike e osservare lentamente quello che abbiamo intorno, se ci si pensa è quello che ha fatto l’uomo negli ultimi 40 mila anni, prima dell’avvento, qualche centinaio di anni fa, dei motori… inizio della fine del genere umano, se vogliamo !

Arrivati a Toscano, questa graziosa frazione di Montalbano Elicona, andiamo a prenderci un panino al panificio che espone le meraviglie gastronomiche del posto con caci e salumi fatti in queste zone dove l’agricoltura e la zootecnia sono ancora i perni dell’economia locale.

Parcheggiamo qui e attendiamo Irene che ci viene a prendere, insieme ad altri partecipanti al corso, con il suo fuoristrada che ben si adatta alla location dove andremo… un luogo ameno, bellissimo, una antica cascina che Nino poi mi spiegherà essere appartenuta al barone di una volta, adattata a stalle per i tanti asini presenti, e altri animali… come la bella coppia di cani da pascolo quali erano i due cagnoloni che ci hanno dato il benvenuto scodinzolando a gogò:  Bo il “Bovaro” e Nica la “Spino degli Iblei” !

 

Non appena arrivati eccoli avvicinarsi con interesse… gli asini sono di una curiosità immane… cominciano ad ascoltare il brusio del gruppo e si avvicinano… Nino è già all’opera su Bernardo il coccolone, con la tolettatura. Oltre a lui ci faranno compagnia Sansone, il massiccio del gruppo… Fiona la mamma amorevole e il “piccolo” Bino (che fisicamente è già più grande della mamma, una asina della specie grigio siciliano di una dolcezza incredibile !). Fiona, per me, amore a prima vista ! Mi ha fatto gli occhi languidi e siamo entrati subito in sintonia tanto che Antonio, me la consegna subito con la longhina per farla acclimatare fra di noi… Bino è e sarà la sua ombra per tutta la due giorni… che inizio ragazzi ! “Maraviggghia” !

 

 


Dopo averli strigliati e coccolati un po’ si parte per il trekking, i luoghi sono di una bellezza disarmante, luoghi una volta sicuramente coltivati intensamente oggi grandi campi adibiti a foraggio si alternano a zone boscose di media montagna, siamo sui Nebrodi, in un parco regionale unico per biodiversità e ce ne accorgiamo subito. Orchidee, asfodeli, aglio rosa, ampelodesma, ferula in fiore, giglio selvatico, crisantemi gialli a tappeto insieme a calendule e anemoni sono una chicca per gli impollinatori che circondano il gruppo al passaggio della piccola carovana.

Siamo 12 partecipanti, tutti guide ufficiali della LAGAP, una delle più grandi associazioni di Guide Ambientali Escursionistiche d’Italia, e qualche aggregato che si è voluto unire per questa straordinaria avventura come l’amico Alessandro, un professore di fotografia e cinematografia, che farà un report con tanto di  filmati e album fotografico per un progetto con i suoi allievi che condividerà con noi.

Un plauso va al nostro referente regionale Antonio che si è prodigato affinché tutto venisse organizzato a puntino e c’è riuscito alla grande.

La passeggiata è quasi emozionante, gli asini tengono il passo e come da regola devono fermarsi di tanto in tanto, quando decidono loro, ma per brevi momenti per poi ripartire… Sansone pare abbia premura… è il nome che porta a dargli sicuramente questa esuberanza. Tira e molla, mangia, si ferma… insomma sembra essere lui a fare il passo, e così deve essere.

Fiona e Bino seguono come ombre la testa del gruppo, io per qualche chilometro dei 16 effettuati ho tenuto Sansone e vi assicuro che mi ascoltava quando parlavo, vedevo l’orecchio sinistro girarsi a ogni mia parola, e se gli dicevo ferma si fermava, non correre rallentava… ma sempre con voce tenue e rilassata, mai con impeto, altrimenti se ne fotteva e faceva quello che voleva lui non certo quello che gli dicevo io…  E’ stata un’esperienza incredibile.

Nel video… Io e Sansone


L’asino ha il suo carattere e tu ti devi adeguare non il contrario, solo così entri in armonia con lui e poi ti da tutto quello che vuoi ottenere. Bernardo è la mascotte di tutti, è talmente bonaccione che sta con tutti bene, è proprio buono di indole non c’è nulla da fare, frequentandoli anche per poche ore puoi percepire anche il carattere di ognuno di loro.

Di fondo c’è che sono stati amorevolmente cresciuti in un ambiente in cui il rispetto per gli animali è evidente, Nino, Irene e Antonio sono della stessa famiglia allargata quali appartengono anche i loro animali. Ricordo che quando siamo partiti per il trek gli altri asini che sono rimasti sul posto quasi ne godevano di non essere stati scelti per la passeggiata… 😆 niente sono solo mie sensazioni… ma credo che se non ci azzecco ci vado vicino !

La camminata fino a Tripi, passando per la suggestiva frazione di San Cono, dove sostiamo in paese per abbeverarci e dove veniamo accolti dai pochi locali con sorpresa e ammirazione, è stata veramente bella e suggestiva. A Tripi consumiamo il pranzo al sacco e, dopo una bella pausa, con visita al Museo, aperto, dove sono esposti alcuni reperti dell’antica Abakainon,  ci avviamo per il fine tappa che si concluderà a Campogrande, una frazione di nuove costruzioni realizzata dopo un centinaio di anni dalla frana che alla fine dell’800 distrusse alcune abitazioni del vecchio paese di Tripi. Me lo spiega Peppone, incontrato sulla strada, un amico di Antonio che ci condurrà il giorno dopo a vedere alcune cose interessanti durante il percorso di rientro.

Dopo esser passati dall’antico sito archeologico molto interessante di Abakainon andiamo diretti verso la fine del percorso. Qui io mi allungo rispetto al gruppo perchè ho la sensazione che se a fine giornata tengo ritmi troppo lenti rischio di affaticarmi di più quindi arrivo prima del gruppo a destinazione, e approfitto per rilassarmi alla fontana all’ingresso del paese.

 

L’arrivo in paese è in salita e quindi a Campogrande una birra presso il bar Cautela è obbligatoria, poi foto di gruppo e portiamo gli asini in una piccolo maneggio in paese dove avranno un intero terreno solo per loro per trascorrere la notte.

Qui chiedo a Peppone dove acquistare del buon salame di suino nero e mi indica la macelleria in paese dove mi reco e dove il simpatico proprietario prima di vendermi il salame me ne fa assaggiare di diversi tipi e in abbondanza quasi da dire basta… non ne voglio più !

Paese accogliente, come il proprietario del B&B Nuovo Borgo dove ho alloggiato, bella struttura, ben tenuta, ben organizzata e dove abbiamo dormito benissimo e il giorno dopo abbiamo fatto una ricca e ottima colazione. Io senza almeno 4 caffè la mattina non parto, sono come Sansone, se non mi strigliano a dovere la mattina non muovo un solo zoccolo 😛 ! Per chi viene da queste parti non posso che consigliarlo.

Una ottima pizza ai 5 formaggi locali chiude la mia giornata presso la pizzeria Cautela, dove, essendo sabato sera, era tutto prenotato però un posto me l’hanno trovato lo stesso, fuori all’aperto come piace a noi escursionisti !


Album della giornata


Secondo giorno

La notte è passata tranquilla, i luoghi silenziosi e la stanchezza hanno fatto si di avere un sonno profondo e corroborante. La mattina, alzatomi presto, faccio una passeggiata in paese. La giornata è limpida l’aria fresca, il panorama dei due fronti collinari a Campogrande è spettacolare. Mi affaccio da un balcone posto dietro la parrocchia nuova e il panorama spazia dalla rocca di Novara all’Etna fumante fino ai Peloritani che si infrangono sul litorale Ionico.

Poi vado avanti e dall’altra terrazza, ancora in via di realizzazione, versante opposto alla prima, il panorama spazia dalle alte vette dei Nebrodi fino a Montagnareale per buttarsi sul Tirreno a Tindari sui laghetti di Marinello. Panorami mozzafiato che una fotografia può appagare solo un senso, quello visivo, ma gli altri sensi ti offrono quell’aspetto tridimensionale che solo vivendo questi momenti puoi provare.

Continuo la mia passeggiata mattutina e incontro Nino che sta andando a vedere come stanno i nostri quattro amici asini. Appena giriamo l’angolo e sentono la nostra voce, tutti e quattro si girano verso di noi e Bernardo comincia a ragliare come a dare il buongiorno a Nino che avvicinandosi, come fosse la prima volta, si emoziona e mi emoziono pure io. Si avvicinano alla staccionata e ci danno il buongiorno ! Che sensazioni ragazzi !

Alle 9:30 il gruppo si riunisce per ripartire, briefing dentro la struttura che ha ospitato gli asini, strigliatura, tolettatura e si riparte.  Ieri 16 km hanno avuto un dislivello più negativo e quindi oggi dobbiamo sicuramente fare più dislivello positivo per ritornare alla partenza e non sarà facile perchè le temperature si sono alzate e il cielo limpido farà sentire il calore dei raggi della nostra stella. Non torniamo dallo stesso sentiero ma faremo un anello che farà tappa nel paesino di Basicò.

Il percorso iniziale è su strada provinciale in graduale salita per un paio di km poi su un tornante ci si addentra per un sentiero dentro a un bosco di roverella molto bello.  I panorami sono unici. Qui Peppone ci fa da cicerone per conoscere alcuni luoghi importanti anche dal punto di vista antropologico. Come un palmento e, cosa molto particolare, una pietra scolpita a gradini dall’uomo che avrà avuto funzioni sacrificali e sicuramente utilizzata come orologio solare dai contadini di epoche remote. Bastava osservare le ombre sui lati della pietra per capire a che punto della stagione eravamo arrivati.

Queste zone, oggi boschive, erano una volta tutte coltivate a tratti si intravedono anche i terrazzamenti che fanno pensare a piccoli vigneti incastonati nei pendii rocciosi. Purtroppo il tempo corre e siamo in ritardo sulla tabella di marcia pertanto Antonio, “il capo”, decide di percorrere la strada più breve per arrivare a Basicò dove l’Associazione Vivere Insieme ci attende perchè sta preparando per noi una tavolata all’aperto con grigliata e assaggi dei prodotti della gastronomia locale.

Arriviamo in paese all’ora di pranzo ma non posso perdermi di visitare qualche monumento aperto, la Chiesa di San Biagio e la Chiesa Madre dedicata a San Francesco. Bei pezzi di arte di maestri d’altri tempi ben custoditi con la presenza di fercoli che mi fa pensare a grandi feste organizzate dai devoti di queste comunità.

Arrivati a destinazione è un trionfo di ospitalità, ci riposiamo sotto delle belle alberature di ulivo in questa zona organizzata per l’accoglienza dove già le signore stanno preparando da mangiare. E qui ci perdiamo definitivamente davanti a tanta bontà e a queste belle persone non puoi fare a meno di goderti il momento. 

I nostri amici asini foraggiano a dovere il prato limitrofo alle nostre panchine dove noi consumiamo uno spettacolare antipasto misto con prodotti genuini e una salsiccia arrosto sublime. Dolcetti e caffè chiudono una due giorni da non dimenticare tanto che, come alcuni di voi sanno, le cose che non voglio dimenticare le scrivo qui in questo mio piccolo diario on line condiviso con chi mi segue !

Ci alziamo dalle panche che è tardi, quantomeno per noi che dobbiamo rientrare in città a Palermo (ma solo dopo tre ore di pigiare il pedale dell’acceleratore) e quindi molti come noi preferiscono finire qui la camminata. Salutiamo i quattro amici asini e tutti i membri di questa bella comunità con una foto di gruppo indimenticabile che vedete anche voi qui sotto.

A Irene e Nino, oltre che ad Antonio do un caloroso abbraccio e un sicuro augurio di rivederci presto perchè voglio condividere con tanti altri appassionati di escursionismo queste mie sensazioni.

Grazie e a presto per tutti i partecipanti e colleghi guide. 

Giorgio De Simone. 

 

 

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