L’albero e le sue parti essenziali

Le parti di un Albero, tronco con anelli

La presenza delle piante nel mondo è importante in quanto esse producono l’ossigeno presente nell’atmosfera.

Immaginiamo che cosa succederebbe se venissero a mancare: la vita sparirebbe immediatamente.

Le piante più evolute possono essere divise in tre gruppi principali, che sono determinati dal numero delle prime foglioline prodotte dalla germinazione del seme:

Le gimnosperme dal greco gymnospermos, hanno il seme (spermos) nudo (gymnos) e da esse vengono prodotte le numerose foglioline, in questo gruppo troviamo specie arboree ed in rari casi arbustive.

Le monocotiledoni: durante la germinazione il loro seme produce una sola foglia.

Le dicotiledoni: in fase di germinazione il loro seme origina due foglie. Sia nel gruppo delle monocotiledoni che nelle dicotiledoni, troviamo specie arboree, arbustive e erbacee. I fusti costituiscono l’indicazione migliore per distinguere le erbe dagli alberi e arbusti.

Le piante erbacee sono facilmente distinguibili perché non hanno né rami né fusto legnoso vero e proprio. Gli arbusti invece si accrescono oltre che verticalmente anche orizzontalmente in quanto producono alle estremità delle loro radici dei germogli in grado di svilupparsi e dare vita a una serie di piccoli fusti, che cominciano a ramificare da terra.

Gli alberi sono costituiti da un tronco e una chioma ben distinta. Un albero cresce in altezza formando nuove cellule sopra le vecchie ed è composto da tre parti distinte sia fisiologicamente che morfologicamente.

La Radice. Ha il compito di ancorare la pianta al terreno, essa deve fissarsi molto bene al suolo in modo da crescere robusta e forte, per potere resistere alle intemperie del vento. La sua funzione è quella di assorbire le sostanze nutritive.

La radice è divisa in più parti:

Peli radicali. L’acqua e i sali minerali vengono assorbiti dalle radici mediante peli finissimi, chiamati peli radicali (zona di assorbimento), i quali rappresentano la parte vitale della radice. Tali peli vivono da qualche giorno a qualche mese al massimo. Mentre i più vecchi scompaiono, altri se ne formano nella parte radicale di giovane formazione.
La punta della radice è detta apice radicale; coperta da uno strato di cellule chiamato
cuffia il quale irrobustisce la radice rendendo permeabile la punta.

Il Fusto. Elemento caratteristico dell’albero, sostiene le foglie e le espone al sole. Conduce attraverso fasci fibrovascolari l’acqua e alcune sostanze inorganiche, assorbite dalle radici, fino alle foglie per la loro elaborazione.

L’albero della Palma Nana

Il fusto è composto da più strati e dall’esterno verso l’interno troviamo:

Chioma. E’ composta da rami vivi e cimali che servono da supporto per foglie, fiori e frutti.

Foglie. Sono un vero e proprio laboratorio chimico, in quanto sede di trasformazione dell’anidride carbonica presente nell’atmosfera, in zuccheri e sostanze organiche mediante l’utilizzo della luce solare. Senza la luce, le foglie non possono svolgere la loro funzione e quelle che si sviluppano all’oscuro prima o poi cadono. Questo fenomeno (autopotatura) si verifica quasi costantemente negli alberi e in alcuni casi può riguardare anche i rami insufficientemente illuminati. Le foglie hanno forme molto diverse, e in molte piante esse rimangono nell’albero solo da sei a dieci mesi, in altre piante le foglie resistono oltre un anno.
Le prime piante sono dette decidue (Castagno, Frassino, Roverella…) le seconde sempreverdi (Carrubo, Sughera, Leccio, Olivastro…).

Fiori. Tutti i fiori hanno la stessa funzione fondamentale: produrre semi per perpetuare la specie. Le piante con fiori si dividono in due gruppi principali, noti come gimnosperme e angiosperme.
Le gimnosperme furono le prime a comparire (Paleozoico); il loro flore infatti è piuttosto primitivo. I fiori maschili e femminili delle gimnosperme si formano separatamente, ma in genere sulla stessa pianta (Monoiche; es. Pini, Abeti, Larice), oppure da individui diversi (Dioiche; es. Ginepro. Tasso). Quelli maschili sono terminali di un ramo e sono ricoperti da numerosissime squame (squame pollinifere), in cui si sviluppano gli elementi fecondanti maschili (polline). I fiori femminili sono disposti sulla pagina superiore delle squame e non avvolti da alcun involucro; da qui il termine “gimnosperme” (seme nudo).
Nel raggruppamento delle angiosperme i fiori sono per lo più bisessuali o ermafroditi, cioè contengono sia organi maschili che femminili. Non rari sono i fiori unisessuali, quando contengono solo gli organi riproduttivi maschili (stami) o femminili (pistilli). Nelle angiosperme gli ovuli (elemento femminile del flore) sono contenuti nell’ovario, i semi perciò sono sempre protetti.

In seguito alla fecondazione gli ovuli si trasformano in semi, mentre le pareti dell’ovaio, ed in certi casi anche altri elementi del fiore, si accrescono a formare il pericarpo.

Semi e pericarpo nel loro insieme costituiscono il frutto.

l’enorme Ilice di Carrinu un leccio centenario ai piedi dell’Etna

COME CRESCONO GLI ALBERI

Un albero cresce in altezza e  in larghezza formando nuove cellule sopra le altre. Nella sezione trasversale si osservano dei cerchi concentrici chiamati “anelli di accrescimento”.

Nella specie arboree delle zone temperate e fredde, gli anelli di accrescimento corrispondono all’aumento di spessore del fusto di un anno, perché in un anno si ha una stagione di vegetazione (primavera ed estate) ed una stagione di riposo vegetativo (autunno ed inverno).

Questi anelli sono ben distinguibili (vedi foto sopra) in quanto contengono una zona primaverile molto porosa e ed una zona tardiva (estiva) più compatta e meno porosa di colore più scuro. Al limite dell’anello si avrà così una linea scura che limita la zona chiara dell’anello dell’anno successivo.

A seconda della larghezza degli anelli si può ricostruire la storia degli alberi (dendrocronologia); l’età, le annate buone e quelle cattive (anelli più o meno larghi), le operazioni selvicolturali (diradamenti), ecc.

Gli anelli annuali sono evidenti nei legni delle conifere (abeti, pini) più che nelle latifoglie, per alcune delle quali il passaggio da un’anello all’altro è poco evidente (faggio, betulla…).

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